Con la caduta di Assad ha perso anche l’Occidente.

Abstract: conla caduta di Assad ha perso tutto l’Occidente, il quale ha  ingaggiato in Siria una guerra per procura che però potrebbe rivelarsi un cattivo affare, perché ad un regime dispotico ma prevedibile si sostituirà una coalizione  jihadista legata ad al-Qaeda che probabilmente rappresenterà un ulteriore elemento di instabilità per il Medio Oriente. Per chi ha sostenuto i ribelli anti-Assad la lezione è amara: il costo di alimentare conflitti per procura è spesso molto più alto dei benefici strategici che si sperava di ottenere.

Insideover 9 Dicembre 2024

Non illudiamoci, con la caduta di Assad ha perso anche l’Occidente.

Ecco perché.

di Giuseppe Gagliano  

La caduta di Bashar al-Assad segna un capitolo decisivo nella lunga e devastante guerra civile siriana, ma non rappresenta una vittoria per l’Occidente. Anzi, il passaggio del controllo di Damasco nelle mani di una coalizione jihadista, guidata da Ahmed al-Sharaa (meglio noto come al-Jolani), leader di Hayat Tahrir al-Sham, segna un fallimento strategico che avrà ripercussioni significative sia sul piano geopolitico che sulla sicurezza globale.

Un progetto occidentale fallito

Sin dall’inizio del conflitto siriano, l’Occidente ha cercato di rovesciare il regime di Assad per instaurare un governo filo-occidentale. Questo obiettivo era il fulcro del programma Timber Sycamore, lanciato dalla CIA nel 2013 per armare e finanziare gruppi ribelli. Tuttavia, l’intervento militare russo del 2015, con bombardamenti massicci e il supporto diretto alle forze di Assad, ha infranto il piano della NATO e degli Stati Uniti. Con il passare degli anni, la strategia occidentale è cambiata: non più la conquista della Siria, ma il tentativo di logorare la Russia impegnandola in un conflitto senza fine, una tattica nota come “bleeding strategy”. L’obiettivo era far sanguinare Mosca, rallentandone le capacità economiche e militari. Tuttavia, questo approccio ha prodotto un effetto collaterale devastante: il consolidamento di gruppi estremisti sul territorio siriano.

Da Assad alla jihad: una transizione devastante

La caduta di Assad ha aperto le porte a un nuovo regime, non meno ostile all’Occidente. La coalizione che ora controlla Damasco è guidata da jihadisti legati ad al-Qaeda, già classificati come organizzazione terroristica dagli Stati Uniti e dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Al-Jolani, figura di spicco della nuova leadership siriana, è un veterano del terrorismo internazionale, noto per il suo entusiasmo nei confronti degli attentati dell’11 settembre e per la sua militanza con al-Qaeda in Iraq sotto il comando di Abu Musab al-Zarqawi.

Questa transizione non solo rappresenta una sconfitta politica per l’Occidente, ma mina anche la stabilità della regione e la sicurezza globale. Il passaggio da un regime autoritario, ma relativamente prevedibile, a una coalizione jihadista estremista ha avuto un costo umanitario incalcolabile: la distruzione totale del Paese e la morte di un numero impressionante di civili, inclusi innumerevoli bambini.

L’effetto domino sull’Ucraina

Paradossalmente, la caduta di Assad potrebbe rafforzare la posizione della Russia in un altro teatro di guerra: l’Ucraina. Con la fine del coinvolgimento diretto in Siria, Mosca può reinvestire risorse militari e finanziarie nel conflitto ucraino, spostando l’ago della bilancia in suo favore. Mentre l’Occidente esulta per le difficoltà russe in Siria, l’Ucraina rischia di pagare il prezzo più alto. La riconquista di Damasco da parte dei jihadisti non rappresenta una vittoria per la NATO né per Kiev. Putin ha già stretto accordi con le nuove autorità jihadiste per salvaguardare gli interessi russi in Siria, dimostrando una capacità pragmatica di adattarsi a nuovi scenari. Al contrario, l’Occidente si ritrova escluso da qualsiasi leva strategica nel Paese.

Il costo politico dell’illusione occidentale

La caduta di Assad sottolinea l’inefficacia delle politiche occidentali in Siria. L’idea di poter utilizzare la guerra civile per ottenere un cambio di regime si è dimostrata fallimentare. Non solo non è stato possibile instaurare un governo filo-americano, ma la distruzione del Paese ha lasciato spazio a forze estremiste che rappresentano una minaccia diretta alla sicurezza internazionale.

Il progetto di sostituire Assad con un leader filo-occidentale è naufragato, lasciando il posto a un regime ancora più radicale e anti-occidentale. Mentre l’Occidente festeggia prematuramente il declino dell’influenza russa in Siria, deve ora confrontarsi con una realtà ben più cupa: una Siria jihadista, instabile e ostile, che rappresenta una nuova sfida alla sicurezza globale.

La lezione per l’Occidente è amara: il costo di alimentare conflitti per procura è spesso molto più alto dei benefici strategici che si sperava di ottenere.